
9) Epicuro. La morte non  nulla per noi.
La dottrina di Epicuro sulla morte  semplice ed immediata. Il
problema non  il fatto del morire, ma la paura della morte, quel
sentimento che tanto ci turba e ci impedisce di raggiungere la
serenit interiore. Come combatterla? La soluzione di Epicuro 
questa: Quando ci siamo noi, non c' la morte. E viceversa

Epistola a Meneceo, 124-127 (vedi manuale pagina 162).

1   [...] Abtuati a pensare che nulla  per noi la morte, poich
ogni bene e ogni male  nella sensazione, e la morte  privazione
di questa. Per cui la retta conoscenza che niente  per noi la
morte rende gioiosa la mortalit della vita; non aggiungendo
infinito tempo, ma togliendo il desiderio dell'immortalit. Niente
c' infatti di temibile nella vita per chi  veramente convinto
che niente di temibile c' nel non vivere pi. Perci stolto  chi
dice di temere la morte non perch quando c' sia dolorosa ma
perch addolora l'attenderla; ci che, infatti, presente non ci
turba, stoltamente ci addolora quando  atteso. Il pi terribile
dunque dei mali, la morte, non  nulla per noi, perch quando ci
siamo noi non c' la morte, quando c' la morte noi non siamo pi.
Non  nulla dunque, n per i vivi n per i morti, perch per i
vivi non c', e i morti non sono pi. Ma i pi, nei confronti
della morte, ora la fuggono come il pi grande dei mali, ora come
cessazione dei mali della vita la cercano. Il saggio invece n
rifiuta la vita n teme la morte; perch n  contrario alla vita,
n reputa un male il non vivere. E come dei cibi non cerca certo i
pi abbondanti, ma i migliori, cos del tempo non il pi durevole,
ma il pi dolce si gode. Chi esorta il giovane a viver bene e il
vecchio a ben morire  stolto, non solo per quel che di dolce c'
nella vita, ma perch uno solo  l'esercizio a ben vivere e ben
morire. Peggio ancora chi dice:
                    bello non esser nato,.
            ma, nato, passare al pi presto le soglie
dell'Ade..
    [...]
2   Ancora, si ricordi, che il futuro non  n nostro, n
interamente non nostro: onde non abbiamo ad attendercelo
sicuramente come se debba venire, e non disperarne come se
sicuramente non possa avvenire.
 (Epicuro, Opere, Einaudi, Torino, 1970, pagine 62-63)

